"La stanza dell'orso e dell'ape"
Questa è una storia che nessuno vorrebbe mai scrivere. E per questo qualcuno ha dovuto farlo. Si presenta così il romanzo "La stanza dell'orso e dell'ape", storia di una bimba speciale
Sara Regimenti
Questa è una storia che nessuno vorrebbe mai scrivere. E per questo qualcuno ha dovuto farlo. Si presenta così il romanzo "La stanza dell'orso e dell'ape" , edito da Mursia, che ha già venduto 60mila copie in poche settimane. Si tratta di una testimonianza raccolta dalla giornalista Michela Franco Celani, dalla voce, dagli sguardi, dalle ore passate accanto a una madre, Patrizia Miotto, a cui, racconta l'autrice, capita di vivere "la più devastante delle esperienze umane"ovvero quella di sentirsi dire, da un medico che non ha il coraggio di guardarla negli occhi, che sua figlia "ha un tumore maligno grande quanto una testa in sede retroperitoneale". Ma più che la storia del dolore di una madre, questa è la storia di una straordinaria bambina che si ritrova ad affrontare la malattia a due anni e 9 mesi: Amy, che con ancora con il bambolotto in mano che vivrà due anni avanti e indietro in un centro per la cura di tumori infantili, imparando nel frattempo a leggere e a scrivere, facendoci piangere o sorridere con le sue frasi buffe o durissime. Amy che capisce tutto, nonostante le "storie" inventate dalla mamma e dalla nonna per spiegarle quello che le sta succedendo.
Al posto dei brutti nomi della malattia, degli strumenti di cura, ci sono rane fastidiose che vanno portate via dal pancino. "Scopro che anche altri genitori si sono inventati un bestiario fantasioso. Vermetti, topolini, scimmiotte, serpentelli che si sono infilati per gioco nel corpo dei bambini e ai quali adesso bisogna dare la caccia. Un mini zoo di bestiole impazzite che vogliono ammazzare i nostri figli". Ma ci sono anche "sciacalli" che approfittano della storia di Amy e un dottore che "somiglia a un peluche" (Di Bella) da cui farsi visitare per cercare di ricominciare a sperare e un papà che viene a trovarla in treno e non rimane mai più di un'ora con la scusa degli orari delle ferrovia. E una mamma di 30 anni che vive la sua primavera a distanza, e che ormai riconosce i giorni, scanditi solo da punture e corse in ospedale, dall'odore. "Ci sono i giorni buoni che profumano di talco, di caffellatte, di baby shampoo, e i giorni cattivi che puzzano di disinfettante, di sudore, di vomito". Amy, invece, sembra "un pulcino che non ha ancora messo le sue piume": è lei la protagonista della storia, con il suo coraggio e la sua forza, che, nonostante i suoi soli quattro anni, le fa capire che "gli angeli stanno venendo a portarla via" e chiede: "Ma non è che poi mi fanno cadere?". No Amy, gli angeli non hanno mai fatto cadere nessuno.

