categoria:concerti, claudio, tutti qui gran finale
Conversano (Bari) - Emozionante ed emozionato Claudio Baglioni
in ' Tutti qui tour '
27 aprile 2007
Claudio Baglioni
Tutti qui tour
Alle 21,30 le luci del Pala San Giacomo di Conversano si spengono e, nel buio totale una torcia al centro del palco illumina il pubblico.
Dopo alcuni istanti in un’esplosione di musica, colori e luci, il carismatico cantautore romano inizia il suo spettacolare concerto sulle note di “Tutti qui”.
"La risposta della gente in questo nuovo giro di concerti - ha dichiarato Baglioni - è stata davvero indescrivibile. Abbiamo dovuto aggiungere date su date e l'entusiasmo è sempre stato incontenibile. Anche per questo, per i nove "ritorni" speciali e aggiunti di questo Gran Finale, ho pensato di dare qualcosa in più. Sto architettando qualche apparizione a sorpresa in mezzo alla gente con incursioni musicali tra il pubblico. Ma di sorpresa si tratta e non posso aggiungere altro, se non che sarà davvero un gran finale".
Nato a Roma il 16 maggio 1951, il cantastorie di Centocelle canta la vita di tutti i giorni, degli innamorati, dei malinconici e dei problemi della società attuale come “Pace” e “Ragazze dell’est”.
Emozionante ed emozionato, come sempre, trasmette la sua passione a tutta la platea costituita da tutte le generazioni che, in circa quaranta anni, lo hanno seguito e amato.
Canta tutto il suo repertorio e si esibisce per tre ore senza mai fermarsi, balla in compagnia degli strumenti musicali a volte anche in modo sensuale.
Ama scherzare con i suoi musicisti che durante il concerto si spostano continuamente sui quattro angoli del palco quadrato.
Sul palco insieme a Claudio Baglioni: Paolo Gianolio (conduzione musicale. chitarre, violoncello, sax baritono, cori), John Giblin (basso, contrabbasso, chitarra), Stefano Pisetta (batteria, virtual drum, percussioni, chitarra), Roberto Pagani (pianoforte, tastiere, vibrafono, clarino, sax contralto, fisarmonica, banjo, viola, chitarra, cori) e Pio Spiriti (violino, tastiere, fisarmonica, melodica, chitarra,cori).
Augura a tutti buona fortuna, indossa una giacca dorata per “Cinque minuti” e chiude il suo concerto-spettacolo con un messaggio importante racchiuso in “La vita è adesso”.
Bello e semplice, il sempreverde della grande musica italiana rimane sempre sul palco e la sorpresa tanto annunciata di incursioni musicali tra il pubblico per il gran finale non c'è stata , lascia il suo pubblico entusiasta di aver assistito ad un vero e proprio show.
|
Un giorno, all'improvviso, il guerriero scopre di lottare senza lo stesso entusiasmo di prima.
Continua a fare ciò che faceva, ma sembra che ogni gesto abbia perduto il suo significato. In quel momento, egli ha una sola scelta: continuare a praticare il Buon Combattimento. Recita le sue preghiere per dovere, o per paura, o per qualsiasi altro motivo, ma non interrompe il suo cammino.
Sa che l'angelo di Colui che lo ispira sta facendo un altro giro. Il guerriero si mantiene concentrato sulla lotta, e persevera: anche quando tutto sembra inutile. Dopo un po' l'angelo torna, e il semplice fruscio delle sue ali farà ritornare la gioia.
Paulo Coelho
|
| BAGLIONI, IL GRAN FINALE DEL “TUTTI QUI” TOUR | |
| Un mito senza tempo | |
| 27/04/2007 | |
| Un mito senza tempo. Passano le stagioni, imbiancano i capelli, i piccoli grandi amori sono ormai padri di famiglia ma quella maglietta fina (comprata probabilmente su un banchetto di Porta Portese) non si è mai sdrucita ed è più integra che mai. | |
| Insomma, per Claudio Baglioni gli anni sembrano non essere trascorsi. La sua instancabile energia trascina il suo pubblico (e non solo) esattamente come ai tempi di Alè-oo: era il 1982 quando per la prima volta un cantante italiano si esibì negli stadi registrando il tutto esaurito con oltre un milione di spettatori. Da allora sono passati cinque lustri, da “Questo piccolo grande amore” (eletta canzone del secolo) di sono trascorsi trentacinque anni. Quel ragazzo di Centocelle, magro, un po’ allampanato e sempre vestito di nero tanto da meritarsi il soprannome di “Agonia” ne ha fatta di strada ma è rimasto esattamente come allora: semplice, genuino, vero. E questo la gente lo percepisce. Forse è anche per tale ragione che chi è cresciuto con le sue intramontabili canzoni non può abbandonarlo. E l’altra sera al Palalottomatica di Roma, per il gran finale del suo “Tutti qui” tour (che si chiuderà a Caserta il prossimo 30 aprile), erano davvero in tantissimi. Un vero e proprio bagno di folla per il cantautore romano che non ha ripagato il pubblico con uno spettacolo emozionante, unico e senza sosta. Baglioni ha cantato, suonato, ballato, scherzato coi suoi musicisti per tre ore di fila senza tirare il fiato un attimo. Le luci si sono spente alle 21.30 esatte: lui (bellissimo, lasciatecelo dire) è entrato con una torcia in mano illuminando gli spettatori avvolti dal buio più totale e gli strumenti musicali che arpeggiavano e intonavano scale musicali: la batteria, la chitarra, il basso, il violino fino a una esplosione di suoni, luci e colori. “E festa sia”, per citare le sue “Vie dei colori”. E festa è stata a cominciare dalla recente “Tutti qui” passando a “Strada facendo”, “Noi no, “Avrai” con uno struggente tuffo nel passato di “A modo mio”, “Signora Lia” e “Porta Portese”. Claudio riesce sempre a far innamorare il suo pubblico, nuovo o datato che sia, buca l’atmosfera, incanta, rapisce con l’intensità emotiva delle sue canzoni e dei suoi movimenti da grande saltimbanco. Tre ore di musica dal vivo senza sosta per uno show irripetibile e nel quale alcuni brani hanno vissuto del fascino delle edizioni originali. Un percorso che ha suddiviso la sua storia musicale nei quattro elementi: acqua, terra, fuoco e aria e che ha incollato nuovamente ricordi fatti di note, pezzi di una storia conosciuta e che i suoi fan legano alle loro vite, ai loro ricordi più intesi, belli o negativi che siano. È un crescendo di emozioni, Baglioni non delude e riesce a caricare ancora di più chi lo segue da anni. Il concerto prosegue con le sue canzoni più belle che hanno segnato la storia della musica italiana per concludersi con il gran finale di “Mille giorni di te e di me” (tra scoppiettanti fuochi artificiali) e con l’ultimo saluto di Claudio che incita gli spettatori a vivere la vita, anzi, a “Saltare sulla vita”, perché “La vita è adesso”. “Per questo gran finale suonerò a sorpresa in mezzo alla gente”, aveva dichiarato Baglioni, ed è stato di parola. Nell’architettura del palco sul quale si è esibito erano infatti predisposte quattro passerelle che hanno portato il cantautore tra la gente, la sua gente. Quello che colpisce sempre assistendo a un concerto di Baglioni è l’eterogeneità degli spettatori: dai dieci ai sessant’anni, madri con figli, nonni con nipoti, coppie che si sono date il primo bacio al suon di “E tu…”, ma anche trentenni che hanno scoperto da poco il “pianeta Baglioni” e ne sono rimasti affascinati. Perché Baglioni non è solo “Passerotto non andare via”. Forse è stato comodo pensarlo per quella fetta di critica schierata, troppo snob e intellettuale per pensare ai problemi della gente comune, che per anni gli ha dato addosso relegandolo a “cantore dei buoni sentimenti” (come se poi ci si dovesse vergognare dei buoni sentimenti). Baglioni non si è mai schierato politicamente, è vero, ma questo non vuol dire che non sia un cantautore impegnato e lo ha ampiamente dimostrato scrivendo dei piccoli grandi capolavori (ci si perdoni la citazione di baglioniana memoria) come “Pace” (peccato non la esegua mai dal vivo), “Ragazze dell’est”, “Qui Dio non c’è”, “I vecchi”, “Requiem”, “Tamburi lontani”. Tutte canzoni queste (e ce ne potremmo citare molte altre ancora) che non hanno niente a che vedere coi baci adolescenziali, le coccole al chiaro di luna e i piccoli grandi amori. Fermo restando che è assolutamente normale (e ci siamo passati tutti) che per un quindicenne i problemi legati al primo bacio e alla prima cotta equivalgono e forse superano (a livello d’intensità psicologica ed emozionale) le problematiche di noi adulti, spesso troppo distratti e superficiali per dare ascolto a un cuore infranto. Baglioni non solo ha dato voce agli innamorati ma, oltre a impegnarsi musicalmente (e in tempi non sospetti perché una canzone come “Poster” se analizzata bene parla della solitudine dell’uomo), da un po’ di tempo a questa parte si è impegnato in prima persona, mettendoci la faccia e i soldi, per dar voce ai tanti immigrati che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste come se l’Italia fosse la terra promessa. Il suo progetto “O’ scià” (la kermesse canora ideata nel 2003 dal cantautore romano per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’immigrazione clandestina), nato quasi come un’improvvisazione tra gli ombrelloni di Lampedusa, sta diventando anno dopo anno sempre più interessante, sia da un punto di vista musicale che di impegno politico. Come dire che con la semplicità si arriva ai cuori della gente ma molto spesso anche ai cuori di coloro che comandano. |
|
| Barbara Leone | |

