martedì, 11 dicembre 2007
2007-12-10 18:28
ARCHEOLOGIA: ECCO LA CASA DI AUGUSTO MAI VISTA
di Silvia Lambertucci

ROMA - La cosa più straordinaria è lo 'studiolo', intimo e prezioso, le pareti e la volta ricoperti da affreschi raffinati, con i decori a motivi architettonici, le figure delicate, l'equilibrio di colori che rimandano alla terra. Eccola la casa dove viveva Augusto prima di diventare imperatore. Scoperte alla fine degli anni '70, da Gianfilippo Carettoni, per anni oggetto di restauri minuziosi, queste sale saranno finalmente aperte al pubblico, annunciano insieme il ministro della Cultura Rutelli e il sindaco di Roma Veltroni, il 2 marzo. In tutto sono quattro ambienti (sebbene la domus fosse naturalmente piu' grande), tre al piano di sotto, dove si è ricostruito un ingresso con una grande rampa, una sala da pranzo (oecus) e un cubicolo, uno al piano di sopra, accessibile attraverso un terrazzo, il cosiddetto studiolo, perché gli studiosi ritengono ospitasse lo studio privato di Augusto. L'epoca, ricostruiscono, deve essere quella tardo repubblicana, quando Augusto non era ancora imperatore. Anni più tardi, proprio per costruirsi una dimora più ricca, fu proprio lui a far seppellire questa casa, che forse proprio per questo si è conservata. Sono ambienti collegati tra loro e privi di finestre, che prendevano luce quindi solo dalla porta, con un affaccio allora su un grande giardino (oggi però sono chiusi da un muro d'epoca neroniana).

A decorarli, affreschi di grande qualità, ritenuti, sottolinea una delle restauratrici, "tra gli esempi più belli, insieme con quelli di Palazzo Massimo e della casa di Livia, del cosiddetto secondo stile". Pitture raffinate, anche se in qualche modo domestiche, che nel tempo erano cadute in terra, ridotte in frammenti anche piccolissimi. E che sono state ricostruite, in almeno dieci anni di lavoro (il tempo passato è molto di più, ma gli interventi si fermavano spesso per carenza di finanziamenti) e certosina pazienza dagli esperti della sovrintendenza, che si sono succeduti. "Il puzzle più affascinante dell'epoca contemporanea", commenta Rutelli. E anche il sindaco di Roma è strabiliato: "rendere pubblico tutto questo è un grande servizio per l'umanità", sorride Veltroni. In tutto, precisa il soprintendente Bottini, sono stati spesi 1 milione e 540 mila euro a cui si aggiungono altri 250mila euro per la casa di Livia. In realtà proprio lo studiolo, seppure non ancora restaurato, era stato già aperto al pubblico per un breve periodo nel 1985. Ma è stata solo una parentesi. La vera apertura sarà a marzo, con il pubblico che dovrà essere accompagnato a piccoli gruppi da personale specializzato della soprintendenza. Si pagherà anche un biglietto di 8 euro, che servirà però per entrare oltre che in tutta la zona dei Fori (ora libera) anche al Colosseo e al Palatino. Resterà invece chiusa ancora per qualche mese, l'ala nord della casa di Augusto, quella con le celeberrime sale delle maschere e dei pini, già aperte anni fa al pubblico.

Qui i lavori sono ancora in corso, la riapertura sarà possibile alla fine del 2008, forse all'inizio del 2009. E un'altra riapertura è prevista,a fine 2008, per la casa di Livia, chiusa negli anni '90. Per il momento ci sara' da godersi la casa di Augusto. Per la quale arriveranno anche i soldi di Maratonarte (3 milioni di euro da dividere nei sette siti per i quali è stata lanciata l'iniziativa) e i 300mila euro dell'americano World Monuments Found, che andranno a finanziare restauri pittorici. Rutelli e Veltroni insieme - con loro c'é anche Claudio Baglioni, che è stato uno dei testimonial di Maratonarte - sottolineano il merito di archeologi, storici, architetti, "i più bravi del mondo". E ricordano la campagna di aperture che ha portato in questi anni a Roma, a far crescere il turismo del 35-40%. Anche in futuro, concludono, le novità sono assicurate, perché Roma, sottolinea Veltroni, "E come una meravigliosa scatola a sorpresa".
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_40193582.html
 
 
 
e da IL MESSAGGERO:
 
"Un miracolo che lascia senza parole. Il futuro che ci riporta l'eco del passato. Facendoci sentire come nani sospesi sulle spalle di giganti" commenta Claudio Baglioni, testimonial l'estate scorsa della campagna Maratonarte che ha portato in dote ai restauri della Casa di Augusto 500 mila euro in più, in aggiunta ai 3 milioni e mezzo già spesi. 
 

 
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categoria:cultura, arte, claudio, archelogia
mercoledì, 21 novembre 2007
Roma, la leggenda diventa realtà
trovata la grotta di Romolo e Remo

 

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/romolo-e-remo/romolo-e-remo/romolo-e-remo.html

Le prime immagini mostrano una volta con marmi colorati e una grande aquila bianca
Rutelli: "Strabiliante. Per secoli era stato cercato ed ora finalmente è sotto gli occhi di tutti"


<B>Roma, la leggenda diventa realtà<br>trovata la grotta di Romolo e Remo</B>

Le prime immagini del Lupercale

ROMA - La leggenda si fa storia. Il luogo più celebre
del mito della storia di Roma, cercato per secoli, è apparso. Il Lupercale, ovvero il luogo dove la lupa avrebbe allattato i gemelli Romolo e Remo, è stato trovato: è vicino alle mura della dimora di Augusto, in un avvallamento sotto le pendici del Palatino e in un'area mai esplorata finora tra il Tempio di Apollo e la Chiesa di Sant'Anastasia, a 16 metri di profondità. A dare oggi l'annuncio dell'incredibile scoperta, il ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

"Nel corso dell'esplorazione di questi giorni del Palatino, nella parte che dà verso il Circo Massimo, una sonda a 16 metri di profondità ha trovato qualcosa di veramente strabiliante", ha detto il ministro illustrando i dettagli della scoperta. La struttura a forma di ninfeo sembra essere una grotta in parte naturale e in parte artificiale, alta circa 9 metri e con un diametro di 7,5.

La microtelecamera della sonda ha mostrato una volta decorata a cassettoni, che riquadrano motivi geometrici non figurativi realizzati a mosaico con tessere di marmo policromo, ed è impreziosita ulteriormente da filari di conchiglie bianche e dall'aquila bianca di Augusto al centro della volta stessa. A quanto pare, edificando la sua dimora proprio in quel luogo, l'imperatore volle annettere alle sua villa quel luogo altamente simbolico della storia di Roma.

Una visione mozzafiato che è stata ottenuta dalla soprintendenza, che ancora non ha messo piede nella grotta, solo alla fine di luglio scorso. "Una vivacità policroma impressionante che sembra a prima vista un unicum nel complesso della Casa di Augusto", commenta l'archeologa Irene Iacopi che ha diretto lo scavo. Con lei, il soprintendente archeologico Angelo Bottini, il professor Giorgio Croci curatore del supporto scientifico ai lavori di scavo sul Palatino e il noto archeologo Andrea Carandini.
"La grotta è ancora quasi interamente riempita di terra di riporto - dice Bottini - ma con la sonda siamo arrivati fino al pavimento che è di cocciopesto per approssimare le dimensioni di 7,5 metri d'altezza e 6 di diametro. La struttura ipogea, che ha le sembianze di un ninfeo, dove alle pareti abbiamo riconosciuto una nicchia, è alla base della collina, allo stesso livello del Circo Massimo, ed è stata inglobata in un complesso di strutture che l'hanno rispettata e decorata secondo la moda del tempo. Lo scavo sarà, quindi, complesso. Partiremo dall'alto per scendere verso il basso". "Dallo scavo, che coinvolgerà una struttura iniziale di circa 700 metri quadrati, ci aspettiamo di conoscere le connessioni tra il Lupercale e il Tempio della Casa di Augusto che aveva l'ingresso monumentale su questo versante del colle".

Il culto del Lupercale, ha spiegato Andrea Carandini, era ancora vivo nel quinto secolo dopo Cristo. Cosa che suscitò le ire del papa Gelasio I: il Pontefice proibì ai romani di praticare il rituale legato alla grotta, ovvero correre intorno al Palatino, il sacro colle, appunto, frustando le donne per renderle fertili.

Ora si dovrà cercare un varco per entrare nella grotta, costruire un cantiere in sicurezza, e svuotare del terriccio. "Gli studiosi - ha spiegato Rutelli - lavoreranno per anni sui dettagli di questa struttura. Si tratta di un luogo di culto, un santuario che Augusto trasformò in uno dei punti centrali della sua casa. Per secoli era stato cercato ed ora finalmente è sotto gli occhi di tutti".

(20 novembre 2007)
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categoria:cultura, archelogia
venerdì, 05 ottobre 2007

Complesso Augusteo sul Palatino

Il Complesso delle costruzioni augustee sovrimpostosi alle precedenti domus di età repubblicana comprende la Casa di Augusto col Tempio di Apollo e l’adiacente Casa di Livia.

 

CASA DI AUGUSTO

visualizza l'immagine Ottaviano Augusto erigendo nell'anno 36 a.C. la sua residenza sul Palatino trasformò la collina da quartiere residenziale abitativo a luogo riservato alla sede ufficiale dell'autorità imperiale; da allora tutti gli imperatori manterranno la sede sul colle che finirà con l'identificarsi con la residenza imperiale stessa.
La domus del fondatore dell'Impero venne eretta nel sito più sacro del Palatino,      il settore sud-occidentale, legato alla leggenda delle origini romulee della    città. Essa era strettamente legata strutturalmente col Tempio  di Apollo Aziaco (celebratissimo dalle fonti antiche e inaugurato nel 28 a.C.) che Augusto costruì per onorare la divinità che lo aveva protetto nella battaglia di Azio del 31 a.C.   contro Antonio e Cleopatra.
Il complesso delle costruzioni, che in un nesso organico incentrato sull' edificio templare apollineo circondato dal celebre Portico delle Danaidi è costituito dalla Casa dell'imperatore, da biblioteche, sale di riunione e peristili, si estende per circa 12.000 mq. nell'area compresa tra le Scalae Caci e le Biblioteche di Domiziano. L'intero complesso venne scoperto e identificato negli anni Sessanta grazie alle sistematiche campagne di scavo che G. Carettoni eseguì in detta area.
La Casa, infatti, oltre alla raffinata decorazione pittorica parietale della "stanza delle maschere" e di quella "dei pini" nell'ala privata, esibisce un gioiello del gusto decorativo proto-augusteo nel cubicolo superiore situato nel lato orientale del peristilio antistante la Casa, nel quale si è ravvisato "lo studiolo" dell'imperatore, quel particolarissimo locale dove, secondo quanto riferisce Svetonio, Augusto era solito ritirarsi in isolato raccoglimento.....

PROGRAMMA DI INTERVENTO

I lavori, diretti alla conservazione e salvaguardia di tutte le strutture antiche ivi presenti, consistono essenzialmente in opere di consolidamento di nuclei murari disgregati e degli elementi tufacei e interventi di restauro e consolidamento di superfici affrescate e musive.
In particolare nel settore meridionale della Casa di Augusto, dove ricadono  organismi architettonici monumentali, necessitano provvedimenti ad evitare possibili cedimenti e rischi statici. Si prevedono pertanto opere propedeutiche agli interventi di restauro strutturale, quali indagini geognostiche per la definizione della situazione fondale delle strutture e attività di scavo (per consentire di operare in sicurezza ed evitare smottamenti) da svolgersi secondo le modalità dello scavo stratigrafico.
Alla risoluzione delle problematiche di ordine conservativo che investono le decorazioni pittoriche della Casa inferiore di Augusto si provvederà mediante la sostituzione delle attuali strutture di protezione delle stesse con elementi idonei e rispondenti alle esigenze di conservazione delle superfici affrescate.

FINALITÀ DEL PROGETTO DI RESTAURO

Tutte le scelte operative e gli interventi che si porteranno a compimento col programma di opere previsto, ivi comprese quelle relative alla copertura della Casa "inferiore", sono alla base del progetto di valorizzazione e fruibilità dell'intero complesso augusteo e pertanto tutte funzionali alla sicurezza e agibilità del sito.
L'obiettivo che è intendimento conseguire entro la fine dell'anno in corso è quello di rendere fruibile il settore più rappresentativo del complesso, la maggior parte del quale, se si esclude il settore della Casa "inferiore" colle note stanze "delle maschere" e "dei festoni di pino", è precluso alla frequentazione fino dal tempo della sua scoperta.
Saranno pertanto aperti al pubblico godimento, grazie all'allestimento di un percorso all'interno del peristilio antistante la Casa, i locali che si aprono sul lato orientale di questo: lo"studiolo di Augusto", il cubicolo inferiore, l'oecus e il "locale della rampa".
Col completamento di tutte le opere previste sarà possibile rendere accessibile alla visita l'intero complesso abitativo entro la primavera del 2008....

http://www.beniculturali.it/restauri/Palatino.asp?nd=gr,rc


 
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categoria:arte, archelogia
venerdì, 12 gennaio 2007
Le mani sugli occhi, panico nel volto: il corpo mummificato
di una donna di 600 anni fa rinvenuto in Perù

La prima mummia terrorizzata
scoperta in una caverna nelle Ande

E' perfettamente conservato: apparteneva alla tribù dei Chachapoyas, conquistati dagli Incas


<B>La prima mummia terrorizzata<br>scoperta in una caverna nelle Ande</B>

Il corpo mummificato di una donna Chachapoya vissuta 600 anni fa in Perù

LONDRA - Il volto contratto in una smorfia di terrore, le mani a coprire gli occhi. La paura di morire le è rimasta fissata addosso e, dopo 600 anni, è arrivata fino a noi. Insieme al suo corpo mummificato, perfettamente conservato, scoperto per caso in Amazzonia. Questa donna pietrificata dal panico apparteneva alla tribù dei Chachapoyas, i "guerrieri delle nuvole" come li chiamavano i vicini e rivali Incas, e si è conservata in perfette condizioni grazie alle arti imbalsamatorie del suo popolo.

La mummia è stata ritrovata in una caverna per la sepoltura, destinata anche al culto, scoperta nella foresta pluviale peruviana. E' stato un agricoltore ad avvertire gli scienziati dopo averla trovata per caso mentre era al lavoro in quella zona. Dalla volta nascosta sono emersi preziosi manufatti, ceramiche, tessuti, pitture, oltre al corpo della donna e alla mummia di un bambino, che riposavano insieme. Sulle circostanze della loro morte rimane il mistero.

Come del resto ben poco si sa della loro tribù, i Chachapoyas: biondi, alti, di pelle chiara, erano probabilmente originari dell'Europa. La loro era una delle civiltà più progredite di quell'area. Dall'800 al 1500 furono alla guida di un regno che si estendeva su tutte le Ande. Perfino il loro nome originale è ignoto. Quello che è arrivato a noi è il soprannome dato loro dagli Incas, che li conquistarono: "gente delle nuvole", per le regioni elevate che i Chachapoyas abitavano nella foresta.

La scoperta del sito è considerata di grande importanza dagli archeologi che lo hanno portato alla luce, e le fotografie delle due mummie hanno affascinato il popolo della Rete. Che ha subito iniziato a fare congetture su quelle smorfie di dolore. Non è possibile, dicono alcuni, che il viso sia rimasto fissato in quell'espressione durante l'imbalsamatura: è più probabile che sia stato mummificato per cause naturali. Ma qualcun'altro obietta, commentando un articolo che riporta la scoperta, sul sito dell'Evening Standard, che può essere semplicemente opera del tempo. Le gengive si sarebbero ritirate col passare degli anni consegnando all'eternità quest'immagine angosciata, da cui è così difficile distogliere lo sguardo.
(11 gennaio 2007)
http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/esteri/mummia-amazzonia/mummia-amazzonia/mummia-amazzonia.html
 
è vero, difficile distogliere lo sguardo....non è affatto "brutta", secondo me,
mi ha colpito molto e incuriosita. Quale sarà stata la sua vicenda?
postato da: Pat51 alle ore 19:44 | Permalink | commenti
categoria:archelogia