giovedì, 08 maggio 2008
Fonti militari hanno fornito dati ancora più drammatici sul passaggio del ciclone Nargis
In una sola località il bilancio sarebbe quattro volte maggiore di quello ufficiale nazionale

Birmania, dall'esercito cifre shock
"Ottantamila morti solo a Labutta"

Il regime apre finalmente ai voli umanitari dell'aviazione statunitense


<B>Birmania, dall'esercito cifre shock<br>"Ottantamila morti solo a Labutta"</B>

Un bambino tra le macerie di Labutta

RANGOON - Il ciclone Nargis ha causato circa 80.000 morti nella sola località di Labutta, nel sud-ovest della Birmania, e nelle sue vicinanze. Lo ha detto oggi un responsabile militare locale. "Allo stato attuale il bilancio nei villaggi è di circa 80.000 morti", ha spiegato Tin Win, capo di uno dei distretti di Labutta, situata nel cuore del delta meridionale dell'Irrawaddy, devastato dal ciclone nell'ultimo fine settimana.

Win ha aggiunto che, dei 63 insediamenti che circondano Labutta, alcune decine sono stati spazzati via dalla forza di Nargis. Nessun responsabile governativo è raggiungibile per confermare questo bilancio. Ieri, il consuntivo ufficiale ma provvisorio della catastrofe era di 22.980 morti e 42.119
dispersi.

Intanto, secondo una stima fornita da Richard Horsey, portavoce dell'Ocha, l'Agenzia delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari con sede a Bangkok, circa 5.000 km quadrati di terre sono tuttora sommerse dopo il passaggio del ciclone in Birmania, e più di un milione di sinistrati necessitano di un aiuto urgente. Secondo il funzionario dell'Onu, lo stesso che ieri aveva lanciato il medesimo allarme, è proprio il delta dell'Irrawaddy "il punto nevralgico" per gli aiuti, giacché è soprattutto là che "occorrono battelli, elicotteri e camion".

Aiuti che potrebbero finalmente iniziare ad arrivare in maniera più continua. Grazie alla mediazione della cofinante Thailandia, la giunta birmana ha autorizzato infatti l'aviazione degli Stati Uniti a effettuare voli speciali per portare aiuti umanitari alla popolazione. Ad annunciare la notizia è stato il generale Boonsrang Niumpradit, capo dello stato maggiore interforze thailandese. "Abbiamo aiutato gli americani a contattare il governo del Myanmar perché ai loro aerei, partecipanti alle attuali manovre 'Cobra Gold', fosse consentito portare soccorsi umanitari in quel Paese", ha spiegato il generale. "I birmani hanno appena accettato", ha poi precisato. Fonti dell'ambasciata Usa in Thailandia hanno confermato il via libera ricevuto dal.

(8 maggio 2008)

 
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categoria:birmania
mercoledì, 31 ottobre 2007

Monaci di nuovo in marcia

 I bonzi tornano in piazza

Human rights watch accusa:

la giunta usa bimbi-soldato.

Per la prima volta dalla dura repressione di fine settembre, i monaci buddisti sono tornati in piazza in Birmania. Secondo diversi testimoni, circa 200 bonzi in saio rosso hanno marciato a Pakkoku. Senza incidenti.

Intanto Human Rights Watch denuncia: la giunta militare arruola bambini, anche di 10 anni appena, nel suo esercito. In un rapporto reso noto stamani, l'associazione USA che si occupa di diritti umani rivela che i dittatori birmani, al potere dal 1962, "pagano reclutatori militari e civili per ogni giovane recluta":

dal Corriere della Sera  

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categoria:birmania, 1081081081234
sabato, 27 ottobre 2007

nel "Corriere della Sera" di oggi c'è un articolo, a firma Monica Ricci Sargentini. intitolato:

Foto choc dalla Birmania: "Ecco il vero volto del regime"

"Le immagini sono talmente crude che lo sguardo d'istinto le evita. Il corpo del monaco birmano è sul tavolo dell'obitorio, un numero di riconoscimento, A3203608, scitto a mano sulla fronte, proprio vicino a una vistosa ferita, il lato sinistro del corpo ridotto a una poltiglia...Scattate di nascosto le immagini sono state poi recapitate da alcuni membri dell'opposizione al regime ad ASIANEWS, l'agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere......L'autore degli scatti ora rischia la vita. Soprattutto perchè le immagini saltano fuori proprio mentre la giunta militare sta facendo di tutto per allentare la pressione internazionale sul Paese.......Ma in carcere rimangono ancora centinaia di persone.....Ieri la polizia birmana ha circondato i principali monasteri buddisti per impedire nuove manifestazioni. "Vergogna per l'ONU e la comunità internazionale - è il j'accuse di AsiaNews - che non trova strumenti efficaci per garantire  la democrazia a un popolo che l'ha scelta da tempo....."  

sì, VERGOGNA!

 

 

 

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giovedì, 25 ottobre 2007
 

Aung San Suu Kyi,

manifestazioni nel mondo

Aung San Suu Kyi, premio nobel per la pace nel 1991 e leader ddel partito NDL in Birmania, foto ansa, 220x165
 
Manifestazioni di solidarietà al Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, e a tutti i prigionieri politici detenuti in Birmania si sono svolte in 12 città del mondo. È il 12esimo anno di detenzione della leader dell'opposizione birmana, Aung San Suu Kyi. Per l'occasione, le sei donne premiate con il Nobel per la pace - Jody Williams, Shirin Ebadi, Wangari Maathai, Rigoberta Menchu Tum, Betty Williams e Mairead Corrigan Maguire - hanno lanciato un appello per la sua liberazione. Anche Amnesty International lancia l’appello: «Le autorità del Myanmar (Birmania) devono rilasciare immediatamente tutti i prigionieri di coscienza». Le proteste si sono tenute davanti alle ambasciate cinesi di Londra, Parigi, Berlino, Dublino, Vienna, Sydney, Washington, Toronto, New York, Brasilia, Bangkok e Città del Capo. Gli organizzatori avevano chiesto ai partecipare di indossare una maschera con il volto di Suu Kyi e abiti bianchi come quelli dei prigionieri politici birmani.
Intanto, in Cina è giunto l'inviato delle Nazioni Unite Ibrahim Gambari, in missione diplomatica nella regione per ottenere l'appoggio dei Paesi vicini alla Birmania al processo di riconciliazione promosso dalle Nazioni Unite tra la giunta militare al potere dal 1962 e l'opposizione democratica.

Un mese fa i monaci buddisti sono scesi in piazza per protestare contro l'aumento dei prezzi e per chiedere l'avvio di un processo di riconciliazione. La giunta militare birmana ha risposto con la violenza, uccidendo 10 persone e arrestandone un altro migliaio, stando alle cifre ufficiali. Però secondo attendibili fonti dell’opposizione democratica, quelle governative di paesi terzi, e molti dissidenti, il bilancio sarebbe molto più pesante. Secondo la Bbc circa 10mila persone, tra cui molti bonzi, sono state arrestate dalle forze militari capeggiate dal generale Than Shwe e altre centinaia sono state uccise.
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=70016



 
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martedì, 23 ottobre 2007
 
IL PAVONE E I GENERALI
BIRMANIA: STORIE DA UN PAESE IN GABBIA
 

Il libro racconta le vicissitudini e la fuga rocambolesca all’estero di alcuni protagonisti e protagoniste dell’opposizione democratica e sindacale, il vasto utilizzo del lavoro forzato, degli stupri e delle deportazioni allo scopo di mantenere saldo il potere militare in un paese che è primo esportatore di meta anfetamine e secondo esportatore di oppio. Un intreccio di vicende attraverso le quali scorre anche la storia politica e sociale di questo paese, dal dopoguerra ad oggi, la brutalità e la repressione di questa dittatura di fronte alla quale molti governi ancora oggi chiudono gli occhi per interessi economici (gas, lavoro forzato, ecc.) e militari (la Cina ha basi militari nel paese e da lì intende controllare l’India). È la storia dei sentimenti e delle emozioni di uomini e donne che, per uno scherzo amaro del destino, sono stati costretti a trasformare la loro vita, ad abbandonare i loro amori, i figli e le famiglie, i loro progetti di lavoro, per diventare protagonisti della resistenza democratica e della opposizione al regime dei macellai di Rangoon. Il volume è disponibile in libreria. Inoltre i diritti d’autore andranno alle organizzazioni democratiche e sindacali birmane.

http://www.ilo.org/public/italian/region/eurpro/rome/newsletr/romenews_0606/05.htm


 
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categoria:libri, birmania