domenica, 27 gennaio 2008
 
"Ero una bambina milanese come tante altre, di famiglia ebraica laica e agnostica non avendo ricevuto alcun insegnamento religioso in casa. Nel settembre del 1938 avevo terminato la scuola elementare....Non avevo mai sentito parlare di ebraismo quando, una sera di fine estate, mi sentii dire dai miei familiari che non avrei più potuto andare a scuola...Io frequentavo una scuola pubblica, ero una discreta scolara, non vedevo motivi per essere espulsa.
-Perchè?Cos'ho fatto di male?- chiesi, e intanto mi sentivo colpevole, colpevole di una colpa che mi era sconosciuta.
Solo negli anni avrei capito che era la colpa di essere nata ebrea: colpa inesistente, paradosso artificiale ma allora spavantosamente reale......  
E poi era la notte, la notte de Lager. Arrivava il pezzo di pane nero, atteso pazzamente tutto il giorno, perchè dopo la zuppa schifosa che ci davano al mattino non si ingeriva più nulla fino al tramonto.
Era una fetta di pane nero umido, pesante, accompagnato da un cucchiaino di margarina e, due volte alla setimana, da una fetta di salsiccia di cui nessuno voleva conoscere il contenuto. Mangiavamo felici. Seicento calorie al giorno, la dieta pensata per noi: il giusto per sopravvivere una media di sei mesi."
(Sopravvissuta ad Auschwitz, Liliana Segre) 
 
 

 

postato da: Pat51 alle ore 10:46 | Permalink | commenti
categoria:giornata della memoria
sabato, 26 gennaio 2008
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
QUELLI CHE CI SALVARONO
Jenna Blum
 
Weimar, 1939. La guerra è appena iniziata e Anna, una diciottenne orfana di madre, che vive con il padre ma senza il suo affetto, conosce Max Stern, un medico ebreo trentaseienne, e se ne innamora. Quando Stern è costretto a fuggire, ricercato dalle SS non solo perché ebreo ma per la sua attiva partecipazione alla rete di resistenza antinazista, Anna decide di ospitarlo nella propria casa, in un sottoscala dimenticato, di nascosto dal padre, che non fa mistero delle proprie simpatie per il regime. Max e Anna diventano amanti. Aiutata dalla fornaia Mathilde, membro della resistenza, Anna tenta di procurarsi dei documenti falsi per espatriare in Svizzera con Max. Ma proprio quando i documenti sono pronti e Anna sta per annunciare a Max di essere incinta, il padre scopre il nascondiglio e fa arrestare il medico, che viene internato nel campo di concentramento di Buchenwald, costruito nei boschi intorno alla città. Dopo un duro confronto col padre, Anna scappa di casa e si rifugia da Mathilde, la fornaia: non rivedrà mai più né suo padre, che presto si trasferisce a Berlino, né Max, che verrà impiccato nel campo. Nell'anno in cui Anna mette al mondo Trudy, la figlia concepita con Max, Mathilde viene scoperta mentre trasporta un carico di armi verso il campo ed è uccisa. Al forno si presenta un ufficiale nazista, il quale fa chiaramente capire ad Anna che avrà salva la vita se accetterà di essere la sua amante. E così sarà, fino alla fine della guerra e alla fuga del soldato in Sud America.

http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885450229.html;jsessionid=153383E0E695000442405A34A521B07E
 

 
postato da: Pat51 alle ore 09:07 | Permalink | commenti
categoria:libri, giornata della memoria
sabato, 27 gennaio 2007
"...Migliaia, anzi milioni di volte mi sono chiesta perchè sono sopravvissuta alla Shoah. Ma non c'è risposta. Potrei dire che Dio mi ha tenuto una mano in testa. Ma perchè a me e non alla compagna che mi dormiva accanto? Ognuno di noi ha un destino scritto da qualche parte...Ho iniziato a testimoniare per un debito non pagato. Lo dovevo a tutte le vite che io ho visto spezzare intorno a me...E lo dovevo soprattutto ai miei che sono morti ad Auschwitz..."
Liliana Segre

 
postato da: Pat51 alle ore 12:42 | Permalink | commenti
categoria:giornata della memoria
martedì, 16 gennaio 2007
 
Oggi a Milano
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
SHOAH: I VIAGGI SUI TRENI DELLA MORTE
 MILANO - Lei partì dal famigerato Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, lui dalla stazioncina di Fossoli, in provincia di Modena, trasformata dai nazisti in punto di raccolta di vite umane da eliminare. Tutti e due molto giovani, furono caricati con i loro congiunti sui treni della morte.

Liliana Segre e Nedo Fiano, sopravvissuti ad Auschwitz, ricordano il terribile viaggio che li portò dall'Italia verso il campo di sterminio. Liliana, oggi 82enne, era poco più che bambina, aveva 13 anni quando la mattina del 30 gennaio 1943, dopo quaranta giorni rinchiusa nel carcere di San Vittore, venne portata con altre centinaia di ebrei rastrellati al Binario 21 della Stazione Centrale.
 
Il Presidente Napolitano poserà la prima pietra del Memoriale della Shoah che verrà realizzato proprio a fianco del 'binario della vergogna'.

"Ci hanno condotto al binario sotterraneo della stazione - ricorda Liliana Segre -. Sotterraneo, perché non dovevano far vedere la vergogna". Delle 605 persone, tra uomini, donne e bambini, del suo convoglio, fecero ritorno solo in una ventina: "Partimmo il 30 gennaio e arrivammo ad Auschwitz il 6 febbraio. Sette giorni di viaggio - ricorda Segre - tutti stipati in vagoni per il trasporto del bestiame, ammucchiati, senza acqua e senza luce, solo paglia per terra. Si viaggiava verso la morte, non avevano alcuna ragione di farci viaggiare comodi". Per Liliana Segre la partenza dalla stazione Centrale rappresentò "l'inizio della fine".

Nedo Fiano, 77 anni, che partì da Fossoli con il padre e la madre, ricorda quel momento come il momento "della disperazione, dell' abbandono della speranza". Fiano, allora 19enne, ha ancora vivissime nella memoria le terrificanti condizioni dei sette giorni di viaggio, dal 16 al 23 maggio 1944, vissuti con altre cinquanta persone del suo vagone: "Eravamo senza speranza, senza un traguardo, perché non sapevamo dove stavamo andando. Abbiamo percorso 1300 chilometri, in diverse tappe: Verona, il passo del Brennero, l'Austria, la Cecoslovacchia e la Polonia".

 "Un viaggio fuori dal tempo - ricorda Fiano, padre del parlamentare Emanuele - e fuori da ogni umanità"."Avevamo dei contenitori per i bisogni fisiologici, che a causa degli scossoni del treno si rovesciavano continuamente: viaggiammo ammassati tra escrementi e sangue per sette giorni che sono sembrati lunghi sette mesi, sette anni". "Mia madre - ricorda Fiano ancora vividamente - sempre bella, con gli occhi verdi, ha cominciato a sfiorire...sentiva nell'aria la tragedia incombente". 
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/approfondimenti/visualizza_new.html_2078651834.html
postato da: Pat51 alle ore 18:32 | Permalink | commenti
categoria:giornata della memoria
venerdì, 27 gennaio 2006
 
 
 
 
 
..."Cosa succede?" bisbigliò Bruno "Cosa fanno?"
"Capita, a volte" rispose Shmuel "Mettono in fila le persone e le fanno marciare"...
...I fischietti suonarono ancora e questa volta le persone ammassate, dovevano essere un centinaio, cominciarono a marciare lentamente, tutte insieme...Bruno era troppo piccolo per vedere quello che succedeva e tutto quello che udì furono dei forti botti, come colpi di pistola....
(IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE - John Boyne) 
 

 
postato da: Pat51 alle ore 10:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:libri, giornata della memoria